8 marzo: non c’è niente da festeggiare! (o forse sì?!)

Anche quest’anno è arrivato l’8 marzo. Quel giorno tipo Natale o San Valentino in cui c’è sempre qualcuno che non vede l’ora che arrivi e qualcuno che non vede l’ora finisca. Qualcuno che ne ricorda il significato originario, qualcuno che lo ricollega alla serata con le amiche, qualcuno che… Lotto marzo Lotto.

Un po’ come tanti, anche io l’otto marzo, che da piccola ignoravo, l’ho festeggiato da adolescente; l’ho snobbato qualche anno dopo e poi l’ho recluso nel dimenticatoio negli ultimi tempi. Quest’anno no. Quest’anno questa data non passerà in sordina per me. Perché quest’anno alle donne vorrei dire qualcosa: grazie!

In questi anni di grandi cambiamenti, di vita senza supermercato, di incontri bellissimi e di effetti speciali-esistenziali, tra le tante cose di cui mi sento più consapevole ce n’è una in particolare: la rivoluzione è donna.

Non si tratta di una discriminazione. Semplicemente l’ho vista. L’ho vista nelle mani, negli occhi e nelle parole di tante donne che ho avuto la fortuna di incontrare in questi anni. L’ho vista in quei gesti gentili e in quegli sguardi sicuri di chi ha preso in mano la propria vita insieme alle sorti del mondo, così, come se niente fosse, tra una lavatrice e una pausa al lavoro.

L’ho vista nei libri di Lucia e in quell’autoproduzione in cui ho sempre letto ribellione; l’ho vista ai corsi di Stefania, e in quella voglia di raccontare che “si può fare”; l’ho vista nel laboratorio di Valeria e Tiziana e nel loro sorriso quando ti spigano quanto può essere sovversivo l’ambientalismo declinato nelle pulizie domestiche; l’ho vista nei piedi di Giordana con attorno altri tantissimi piedini, mentre li accompagnava in giro nel bosco, nel mondo, insegnando loro ad essere liberi e felici; l’ho vista nei sogni e nelle braccia (ridate all’agricoltura) di Stefania, formidabile forza della natura che alla natura sta dando tanto; l’ho vista nei racconti di Linda, un marito, tre figli, un lavoro… niente macchina, niente tv e zero rifiuti, praticamente un’eroina; l’ho vista quando ho conosciuto Valeria e Giorgina e sono entrata nel loro mondo. L’ho vista nei tanti messaggi che mi sono arrivati, donne curiose, interessate, pronte a mettersi in gioco, a cambiare. L’ho vista in Claudia, Rita, Federica, Irene, Giulia, Virginia, Ambra, Cinzia, Susan, Giorgia, Anna, Alessia, Lisa, Silvia, Stefania, Olga, Sabrina, Adele, Arianna, Donatella, Anna Maria, Michelle, Elena, Giulia, Rosalba, Monica, Daniela, Roberta, Laura, Angela, Rossella, Vanessa, Erminia, Marica, Agnese, Vale (e nei troppi nomi che non sto citando!); l’ho vista nei volti di tutte quelle donne con cui in questo periodo fortunato ho avuto a che fare. Era lì, nei loro sguardi, nella voglia di creare qualcosa, di crescere insieme, di dare una mano, di esserci, di fare rete anche quando i collegamenti sembravano non esserci.

Qualche tempo fa ho letto un libro dell’economista e saggista francese Jaques Attali “Scegli la tua vita“. Iniziava così:

In un mondo terribile, dove tutto sembra volgere al peggio, è arrivato il momento di prendere in mano la propria vita senza aspettarsi più niente da nessuno. Non accontentatevi di reclamare un’indennità o una protezione, sottraetevi dalla routine, alle abitudini, al destino già tracciato, a una vita scelta da altri. Scegliete la vostra vita.
Agite come se non vi attendeste più nulla da chi detiene il potere; come se niente vi fosse impossibile. Non rassegnatevi.
Non limitatevi a denunciare l’orrore economico o a indignarvi: queste forme non sono altro che forme di viltà mondana. Per cavarvela, per riuscire nella vita abbiate  fiducia in voi stessi. Rispettatevi. Osate immaginare che tutte le strade siano aperte. Abbiate il coraggio di rimettervi in discussione, di far vacillare l’ordine costituito, di affrontare e considerare la vostra vita come la più bella delle avventure (…). Vi rendereste conto allora di essere molto più liberi di quanto crediate. Che chiunque voi siate, a prescindere dalle vostre risorse materiali, dalle origini e dalla condizione sociale, potete affrontare difficoltà che ora vi sembrano insormontabili, cambiare radicalmente il vostro destino, quello di coloro che vi amano e che amate, e quello delle generazioni future.
Per le donne si tratta di un compito particolarmente difficile, ma se ci riuscissero, sconvolgerebbero il mondo.

E sapete perché? Perché l’unica rivoluzione possibile, non può che essere quotidiana, domestica, fatta di piccoli gesti e di nuove buone abitudini, di parole gentili, sorrisi, educazione. Una rivoluzione non violenta, rispettosa dell’ambiente e delle persone, lungimirante, silenziosa forse, ma determinata e coraggiosa. Una goccia cinese fatta di buon senso, tenacia, intelligenza e consapevolezza.

Ecco, donne, oggi per me c’è da festeggiare, perché in un mondo troppo spesso al maschile, so che la rivoluzione è femmina. Ed è già in atto.


Vivere Senza Supermercato
Storia felice di una ex consumatrice inconsapevole

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Elena

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