Fermentati tutto fare (come fermentare ti cambia la vita)

3Fermentare è un metodo eccezionale per migliorare la propria salute, l’ambiente e il portafogli. Come? Grazie a un particolare procedimento di fermentazione che ho scoperto di recente e che ha avuto un impatto molto positivo sulla mia quotidianità. Ve lo voglio raccontare perché può essere una cosa davvero rivoluzionaria.

Gli utilizzi dei fermentati sono, infatti, tantissimi (detersivi, sgrassatori, prodotti per la pelle, soluzioni curative, concimi e molto altro ancora) con un costo praticamente nullo: basterà avere frutta, verdura, erbe o scarti alimentari, zucchero o miele e acqua distillata o demineralizzata. Ma andiamo con ordine e partiamo dalle origini.

I fermentati o fervida, fermenti di vita, sono il frutto del lavoro di un ricercatore agronomo e microbiologo giapponese (tal Teruo Higa) e di una signora thailandese (Pa-Cheng) che tutt’ora in Thailandia continua a portare avanti questa missione. Io ne sono venuta a conoscenza grazie al blog di Stefania Rossini, in cui troverete tutto ciò che occorre per produrre e utilizzare i fermentati.

La fermentazione è un processo ossidativo anaerobico, svolto da numerosi organismi a carico di particolari sostanze chimiche per la produzione di energia necessaria alla loro sopravvivenza. La fermentazione più famosa e conosciuta è la putrefazione, un processo naturale che consiste nella lotta tra organismi buoni, utili alla terra e sostanze tossiche. In condizioni normali però le sostanze buone non riescono a sopravvivere e soccombono. In un ambiente adatto invece i microrganismi buoni riconoscono le sostanze tossiche e le trasformano in sostanze utili, mentre le sostanze nutritive presenti nel brodo vengono copiate e trasmesse nel loro corredo genetico. Si crea così un brodo di coltura dei microrganismi benefici che porta con se i principi attivi della frutta con cui è stato a contatto ma aumentati in proporzione all’invecchiamento e tutte le sostanze benefiche che la fermentazione ha prodotto. Per creare questo ambiente adatto basta aggiungere all’acqua una soluzione zuccherina (zucchero, miele, sciroppo d’acero eccetera…).

Nella pratica ecco come il procedimento descritto da Stefano Abruzzese:

1. procurarsi un contenitore di plastica o vetro con un’apertura abbastanza larga e un tappo che dia la possibilità all’aria di passare; della frutta o verdura fresca bio (oppure erbe, foglie, radici, cortecce, gemme, germogli, fiori); un dolcificante naturale e zuccherino (come lo zucchero integrale di canna, il miele, i malti, gli sciroppi naturali …) e acqua osmotizzata, oppure demineralizzata, distillata, minerale se non contiene acidi.

2. Misurare frutta, acqua e zucchero in proporzione 3-5-1 (3 parti di frutta, 5 di acqua e 1 di zucchero). La frutta o verdura dovrà essere lavata con cura con acqua e fermentati, se ne avete (lasciandola in immersione) oppure aceto di mele. Idem per i contenitori. Non usate detergenti chimici.

3. Una volta inseriti tutti gli elementi attaccare sul contenitore una etichetta che descriva il tipo di vegetale usato e che indichi una data d’inizio della fermentazione del nostro fervìda e segnare con un pennarello sul contenitore il livello di spazio riempito.

4. Chiudere i contenitori in modo non ermetico. Se si hanno a disposizione solo tappi ermetici, allora vanno solo appoggiati e protetti da un tovagliolo con elastico per evitare l’ingresso di insetti e polvere.

5. Ora si tratta di mescolare con movimento verticale con frequenza giornaliera fino al momento in cui tutti i frutti saranno sul fondo (dopo un mese circa). A quel punto dovrebbe comparire in superficie una sorta di gelatina.

6. Prima che un fervìda sia pronto all’assunzione orale devono passare almeno 4 mesi dalla sua messa in opera, deve avere un sapore acetico spiccato e buona limpidezza. Non deve avere muffe, odore alcolico ne odori spiacevoli non tipici.

7. A questo punto si può filtrare il nostro fervìda usando un imbuto e inserendovi una garza. Travasata una parte del liquido rimettiamo nel barattolo i residui rimasti nella garza. Il passo successivo, detto rabbocco, consiste nel riportare il fervìda d’origine al livello iniziale introducendo acqua e zucchero in proporzione 5 a 1, ben miscelati, versando fino a raggiungere il livello dell’inizio.

Con il liquido ottenuto invece si possono fare innumerevoli cose.

Secondo Abruzzese i fervìda hanno, infatti, un’azione terapeutica e nutrizionale: rafforzano il sistema immunitario e rigenerano la flora batterica, purificano l’organismo con la loro azione chelante e detossificante, rallentano l’invecchiamento cellulare grazie all’altissimo contenuto di sostanze antiossidanti tra cui spiccano l’acido ellagico. Purificano l’acqua che beviamo soltanto aggiungendo poche gocce; igienizzano i cibi freschi allungandone la conservazione; sostituiscono dentifrici con la loro potentissima azione antibatterica; hanno un forte potere cicatrizzante, danno lucentezza e morbidezza alla pelle e ai capelli, eliminano ogni problema epidermico, anche i più resistenti, come la psoriasi…

Ma questo non lo so ancora, l’ho solo letto… Quello che so di certo è che sono ottimi alleati nelle pulizie. Sostituiscono alla perfezione i detergenti chimici (sgrassatore, detersivo piatti, pulisci vetri) e annullano l’impatto ambientale e economico. Sono inoltre degli ottimi digestivi (provati!). Eccezionali alternative ai concimi per le piante e per l’orto, fungono da antiparassitari, fertilizzano e ripuliscono la terra.

Ovviamente bisogna tener conto che i fervìda più giovani sono molto meno incisivi di quelli invecchiati e che quindi occorre utilizzarne dosi più grandi.

Quelli che sto utilizzando al momento li ho avuti da Stefania Rossini, hanno circa un anno e sono davvero buoni! Intanto continuo a curare i miei fervìda… uno fatto a inizio gennaio con le bucce di arance ha già la pellicola, altri sono nuovi e richiedono ancora tante mescolate. Ma ormai fanno parte della mia quotidianità e ne sono davvero entusiasta! Provare per credere.

Ecco il video in cui Stefania spiega come produrre con i fervìda un Detersivo ecologico fatto in casa

Per conoscere il mondo dei fervìda e Stefano Abruzzese ecco il link al gruppo Microrganismi effettivi panacea universale.

Per conoscere la storia di Teruo Higa ecco il link a un post di Valdo Vaccaro in cui ne parla in maniera più approfondita: Microrganismi effettivi e fermenti 

Un bellissimo articolo sui Fermenti di Vita, cosa sono e perché produrli e utilizzarli… CLICCA QUI 

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14 Comments

  1. Articolo utilissimo e ricco, come al solito. Bravissima, Elena!! Mi metterò all’opera con i fermentati, anche perchè con tutti i vegetali che consumiamo ho bucce a go go 🙂 Grazie!!!

    • Anche per me sono stati una svolta nel ridurre ulteriormente la spazzatura (e anche la spesa in detergenti). Il 26 aprile partecipo a un corso di Stefania Rossini in merito e farò sicuramente un altro post 🙂 Ma comunque, se ti piace l’idea e vuoi saperne di più, Stefano Abruzzese è davvero un maestro dei fermentati!

      • fermentati ok.
        a me però interessa un processo per distillare dagli scarti vegetali, etanolo o alcool da bruciare.
        Spiego: a casa ho orto, piante da frutta, galline, conigli e potature…
        d’inverno ci scaldiamo con una cucina a legna, una nordica sovrana che monta all’uscita dei fumi un soprastufa Raveggi (un boiler per l’acqua calda sanitaria)… con una combustione cuciniamo piastra forno, riscaldiamo casa, e acqua calda per lavarci che se non viene usata diventa una massa termica a stufa spenta… d’inverno la stufa va sempre, e allora l’idea… già che è calda, perchè non usarla anche per fare andare un distillatore cinese da 10 o 12 litri che vendono su ebay, fare l’etanolo o l’alcool, imbottigliarlo, e usarlo poi… quando la stufa viene spenta, al posto della bombola del gas impiegandolo con una o due trangia stove o fornelli ad alcool… ho un po di tutto nel giardino, diospero, prugne, pere, albicocche, pesche, ciliege, mele cotogne, fichi, e soprattutto tanta, troppa uva, molto oltre il consumo anche regalandola, gli scarti li do alle galline o ai conigli con alcuni tipi di foglie che mangiano volentieri… come faccio a fermentare le eccedenze e gli scarti, a ottenere la massa fermentata da cui poi estrarne liquido combustibile con cui cucinare d’estate, virtualmente gratis????

  2. Salve scusate la domanda forse Ingenua…..ma questi fermentati…vanno bevuti o applicati sulla pelle
    Premetto che soffro di una grave forma di psoriasi.
    Grazie

    • Ciao, si assumono internamente e si usano esternamente. Le gelatine si applicano sulla pelle.

  3. Ciao. Ho fatto dei fermenti da 6 mesi di lavanda e arancia.
    Posso usarli per curare una pianta? Un pino marittimo per l esatezza? Sapete darmi piu info per favore? Grazie😊

  4. ho provato la fermentazione dell’avena secondo le proporzioni indicate ma miè andato tutto a male.Mi può indicare le eventuali cause?

    • Ciao Maria, io non sono un’esperta (è capitato pure a me!), guarda sul blog di Stefania Rossini, lei sicuramente ti può aiutare 🙂
      Un abbraccio e in bocca al lupo!

  5. Ho provato la fermentazione con mele bio, zucchero di canna integrale e acqua minerale è molto scuro come mai? Sarà buono? Grazie.

    • Ciao Domenica, non saprei… prova magari a confrontarti con il gruppo Facebook magari inserendo una foto. Loro sicuramente ti sapranno aiutare. Un abbraccio e in bocca al lupo!
      Elena

  6. è dɑ 1 settimana che cerco e il tuo articolo è ⅼa sola
    cosa convincente che vedo. Davvero convincente.

    Se tutte le persone che reano paǥine weƄ badasssero a fornire materіale interessante come il
    tᥙo lɑ rete sarebbe sicuramente pіù efficace.
    Ti ringrazio!!

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