La Bomba gelato: piccola storia felice di Natale

C’era una volta una piccola gelateria di paese… Erano gli anni ’60 e tra la spiaggia soleggiata della riviera romagnola e il verde intenso delle colline nasceva la Bomba.

Al dissetante primo gusto di limone ben presto si sono uniti aranciomentafragola e poi, successivamente cola e anice. Tutti sapori genuini, come lo erano le materie prime usate e l’amore con cui venivano prodotti.

Le calde giornate delle “signore bene” che trascorrevano le vacanze tra una sabbiatura e un bagno di sole erano allietate da questa piccola ma vivacissima impresa familiare. L’attività è cresciuta molto in questi anni e dal 2008 è passata a un gruppo di giovani decisi ad allargare il mercato de La Bomba. E così è stato… Nel giro di pochi anni l’impresa di Santarcangelo è riuscita a esportare i suoi prodotti, chiamati appunto bombe, sempre più lontano (Stati Uniti compresi!), dando lavoro a una ventina di dipendenti e raggiungendo un fatturato di 700mila euro.

Ma a un certo punto come in tutte le favole, qualcosa si intoppa. Contro la piccola gelateria si schiera niente di meno che Algida, il colosso dei gelati appartenente alla multinazionale anglo-olandese Unilever, con 6.500 dipendenti e un fatturato di 400 milioni € (dati 2014).

Cosa c’entrano queste due realtà così lontane tra loro è presto detto: il metodo Algida sembra essere restio alla libera concorrenza tanto da  obbligare i propri rivenditori a un accordo di esclusiva. Infrangerlo significa rinunciare agli sconti e alle condizioni promessi. E così i clienti de la Bomba, per lo più gestori di stabilimenti e bar di spiaggia della costa adriatica e del Lazio, hanno iniziato a rifiutarsi di vendere i loro prodotti.

A quel punto è iniziata la battaglia legale. Non c’è storia, verrebbe da dire. Ma a volte capita di rimanere sorpresi soprattutto se i piccoli hanno nelle vene il coraggio (e l’incoscienza forse) di chi si ribella.

All’inizio ci dissero che eravamo dei matti a metterci contro un colosso simile. E invece… afferma Yuri Invelenato, che manda avanti insieme a Walter Carletti l’azienda di Santarcangelo.

L’Antitrust, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, in questi anni ha fatto il suo lavoro ascoltando non solo i titolari dell’azienda riminese, ma anche altri produttori di gelati, gestori di supermercati e di stabilimenti balneari e la stessa Unilever, società che vende appunto i gelati Algida.

Ed ecco l’inaspettato – bellissimo – verdetto: Unilever Italia è stata costretta a pagare una maxi sanzione da oltre 60 milioni di euro, «per abuso di posizione dominante». Per la precisione: «per le condotte abusive con cui obbligava i clienti a mantenere una sola marca di gelato pregiudicando così la libertà di scelta del consumatore» che «per qualità e gusto avrebbe potuto preferire altri gelati a quelli Algida».

Insomma, una favola a lieto fine, di cui c’è davvero tanto bisogno. Perché troppo spesso, nel silenzio generale, grandi catene si impossessano del nostro territorio facendo chiudere i negozi che gli stanno a fianco. Troppo spesso questa concorrenza di fatto sleale mette in ginocchio i piccoli commercianti. Troppo spesso un mercato dominato da multinazionali transnazionali soffoca l’economia locale, circolare, solidale. Per questo c’è bisogno di consumatori attenti alle proprio scelte e produttori coraggiosi: oggi più che mai ci vuole coraggio per fare le cose per bene e ancor più coraggio per non abbassare la testa. Bravi!

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