Leggende metropolitane I parte: il latte

7Le mucche fanno sempre il latte, lo fanno in continuazione e per fortuna c’è l’uomo che le munge. Le galline fanno un uovo al giorno per natura, è la loro ovulazione. Ed è assodato che nasce un solo gallo ogni tot. galline. Bisogna mangiare carne per evitare lo scorbuto. E altro ancora…

Se non fossero affermazioni in grado di incidere sull’ambiente, sulla nostra salute e sul futuro di tutti noi, sarebbero pure divertenti. Ma essendo credenze dai risvolti più che mai concreti e drammatici, io ne rimango tutt’ora basita.

Se poi provi a spiegare che l’immagine bucolica della mucca che pascola nel prato col vitellino e viene munta col secchio la mattina dal contadino misericordioso perché altrimenti, poverina, se non ci fosse l’uomo, andrebbe in giro con due mammelle grandi come mongolfiere… è una cazzata, magari ti rispondono pure che non bisogna essere intransigenti e che ognuno ha le sue opinioni.

Bè la lattazione non è un’opinione. Tutti i mammiferi femmina, esseri umani compresi, generano e secernano latte dalle ghiandole mammarie per allattare la prole. Anche la mucca è un mammifero, e come tutti i mammiferi, produce latte solo quando partorisce. E lo produce per circa un anno, dopodiché, per continuare a produrlo, deve partorire nuovamente. La nostra perfetta macchina alimentare quindi prevede che una mucca sia quasi sempre incinta. I vitelli appena nati le vengono immediatamente strappati per essere alimentati artificialmente per pochi mesi in malo modo e, infine, portati al macello. Le femmine che non vengono macellate alla nascita divengono invece mammelle viventi e sfornano talmente tanto latte che dopo il terzo parto in genere non ce la fanno più e finiscono pure loro al macello (una mucca potrebbe arrivare benissimo a sette parti e vivere circa 40 anni, in natura. Con l’aiuto dell’uomo l’aspettativa di vita scende invece a circa cinque anni con un massimo di tre parti). Tra la nascita e la morte c’è l’inferno.

Per averne un’idea basta leggere questo articolo del sito saicosamangi.info, oppure dare un occhiata ai link di seguito. Per il resto… a buon intenditor, poche parole.

Le mucche da latte e i vitelli

Le mucche “da latte” sono selezionate geneticamente ed inseminate artificialmente per produrre quanto più latte possibile. Dall’età di circa due anni, trascorrono in gravidanza nove mesi ogni anno. Poco dopo la nascita, i vitelli sono strappati alle madri (provocando in entrambi un trauma), perché non ne bevano il latte, e rinchiusi in minuscoli box larghi poche decine di cm, in cui non hanno nemmeno lo spazio per coricarsi. Alimentati con una dieta inadeguata apposta per renderli anemici e far sì che la loro carne sia bianca e tenera (come piace ai consumatori), sono infine mandati al macello. La mucca verrà quindi munta per mesi, durante i quali sarà costretta a produrre una quantità di latte pari a 10 volte l’ammontare di quello che sarebbe stato necessario, in natura, per nutrire il vitello. Non sorprende che ogni anno un terzo delle mucche sfruttate nei caseifici soffra di mastite (una dolorosa infiammazione delle mammelle).
Per aumentare la produzione di latte, la mucca è alimentata con proteine molto concentrate, ma neppure queste spesso sono sufficienti, tanto da provocare lacerazione dei tessuti per soddisfare la continua richiesta di latte (in Inghilterra hanno coniato un termine per definire questa pratica: milking of the cow’s back, ossia mungitura del posteriore della mucca). Ciò provoca una condizione chiamata acidosi, che può rendere zoppo l’animale e ciò ogni anno al 25% delle mucche sfruttate nei caseifici. A circa cinque o sei anni d’età, ormai esausta e sfruttata al massimo, la mucca verrà macellata. La durata della sua vita, in natura, sarebbe stata di circa 20 anni, e può arrivare anche a 40.
Negli ultimi anni, le cose sono andate peggiorando, e una mucca viene “consumata”, nel vero senso della parola, in soli 2-3 anni. A volte succede che le mucche sfruttate per il latte, al momento della macellazione siano così esauste che non riescono nemmeno a stare in piedi, e vengono portate al macello trascinadole di peso e causando loro una sofferenza estrema che si aggiunge a quanto già patito negli anni precedenti. Queste sono le cosiddette mucche a terra, animali talmente sfruttati da non essere più in grado di stare sulle proprie zampe.

Letture consigliate: 

MUCCHE E VITELLI dal sito www.lav.it

MUCCHE DA LATTE dal sito www.ciwf.it

La produzione di latte uccide vitelli e mucche dal sito www.infolatte.it

Sfruttamento e sofferenza negli allevamenti dal sito www.infolatte.it

L’orrore degli allevamenti, la produzione del latte.

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20 pensieri su “Leggende metropolitane I parte: il latte”

  1. Pingback: Leggende metropolitane I parte: il latte | Vivi come mangi

  2. Ho una domanda: ci sono degli allevamenti che rispettano l’animale? Cioè che per non soddisfare una richiesta troppo grande, facevano come una volta: metà al vitellino e metà per il commercio? È solo una curiosità, magari nelle montagne vicine a noi. Io sono di Verona, e pensavo che ci potrebbero essere degli allevamenti che rispettano le mucche quassù nelle colline della Lessinia. È solo una curiosità 🙂 grazie comunque per l’articolo, sfortunatamente anche io ero una vittima della malainformazione!

  3. Ciao, ho 17 anni ed è dall’età di 12 che sono vegetariana per mia pura scelta etica. In questo ultimo periodo ho deciso di diventare vegana, leggo tutti i siti possibili a riguardo e rimango sempre un po’ sconvolta: ma davvero è così che il latte si produce? E le uova? Il miele? Ammetto che fino ad adesso sono sempre stata un po’ ingenua però in testa mi ronza sempre la domanda: ma non è che si esageri? Ho sempre la paura che i vegani insistano e i “carnivori” pure… fatico a capire dove sia la linea di mezzo, sono l’unica?

    1. Ciao Arianna, grande! Io alla tua età neanche mi ponevo il problema… quindi tanta stima! 🙂
      Per il resto… che dire? Io dubito sempre di tutto finché non vedo con i miei occhi.
      E quando ho visto cosa c’è dietro l’industria alimentare il resto è venuto da sé. Il mio consiglio è comunque di mettere sempre tutto in discussione e verificare. Se non riesci ad andare tu stessa in un allevamento intensivo, per esempio, ti consiglio i video di Animal Equality, I Animal che creano una realtà virtuale a 360 gradi. Oppure sui siti di Peta, Lav etc. troverai molte cose (presto ci sarà anche un programma Tv di Giulia Innocenzi proprio su questo). Anche alcune puntate di Report sul tema sono molto significative (per es. Resistenza Passiva di quest’anno).
      Poi ti consiglio di leggere tanto, non necessariamente libri di vegani e vegetariani. Anzi!
      Le denunce sugli allevamenti intensivi arrivano da tante altre direzioni. E anche sugli effetti del cibo animale sulla nostra salute la letteratura scientifica negli ultimi anni sta dicendo parecchio… Per non parlare dell’impatto ambientale che i derivati animali hanno sul nostro pianeta.
      Io di mio posso dirti che non credo negli estremismi, ma credo nel rispetto per gli esseri viventi e per questa terra.
      E credo che con un po’ più di consapevolezza si possano davvero cambiare le cose… Partendo, innanzitutto, dalla tavola e da noi stessi.
      Spero di esseri stata utile!
      Un abbraccio e buona fortuna per il tuo percorso,
      ti auguro di trovare persone in gamba come è stato per me 🙂
      Elena

  4. Una volta aperto gli occhi sono cose così banali che quasi ci si sente stupidi a non averci pensato prima… l’arroganza umana sembra non avere limiti, ma poi ci si accorge anche che nasciamo in un ecosistema che ci mette i paraocchi. Al di là di questo, ormai il cambiamento è in atto, e come Elena hai già detto nella tua bio, una volta che si inclina il tavolo, anche di poco, la pallina non smetterà più di avanzare e di prendere velocità! 😉

    1. Grazie Alessandro! Sottoscrivo in pieno 🙂 E mi sa che siamo in tanti a pensarla così! In questi giorni sto ricevendo tantissimi messaggi, commenti ed è bellissimo sapere che così tante persone condividono un percorso simile. Un abbraccio Elena

  5. Non ci sono parole per commentare.. posso chiederti una cosa? Ma le carni di quelle povere mucche che vengono macellate dopo quell’inferno di “vita” vengono vendute?

    1. Sì, e anche qui si dovrebbe aprire una bella parentesi, perché c’abbiamo un problema grosso come una casa, si chiama “antibiotico resistenza” e ha origine proprio negli allevamenti intensivi…

  6. Ciao Elena,
    purtroppo non ho mai avuto “stomaco” per guardare i video denuncia sugli allevamenti intensivi; ho tenuto per due anni sul comodino il libro “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer sapendo che, una volta letto, qualcosa sarebbe cambiato.
    E così è stato, non mangio più carne da tre anni. Adesso vorrei fare un altro passo. Mi sto documentando sui siti che suggerisci sul tuo libro. Fortunatamente riesco a coinvolgere anche mio marito e mia figlia. Non escludo di scriverti di nuovo per chiederti magari consigli pratici!!
    A presto!! Guia🤗

  7. Ciao, volevo solo aggiungere che a prescindere da quanti parti potrebbe fare una mucca, il parto della mucca, il travaglio è molto doloroso perché i vitellini sono grandi, e fanno fatica ad uscire (quindi dedurrei che potendo scegliere essa stessa non ne farebbe poi così tanti, perché ovviamente sono indotti) Se ce ne fosse stato bisogno, me lo ha detto un amico che ci ha lavorato: mi ha raccontato di un altro suo amico che non riusciva a fare quel lavoro perché era troppo sensibile al dolore (degli altri, della mucca!).

  8. ciao elena
    devo fare una piccola premessa..”ti ho scoperta” per caso durante una trasmissione televisiva in cui parlavi di spesa sostenibile e da allora seguo il tuo sito con regolarità e interesse perché è sempre fonte di nuovi spunti. Si, quello che hai detto sullo sfruttamento delle mucche è vero ma riguarda allevamenti intensivi …ti dico questo perché ho conoscenza a livello familiare delle piccole realtà di allevamento della montagna veneta. Credimi, al contrario della retorica cittadina imperante, quelli che tengono in piedi queste piccole realtà lavorano tantissimo e duramente racimolando stipendi da call center albanesi. Questi piccoli allevatori hanno certamente un’attenzione diversa verso i loro animali (più volte ho assistito alla nascita di un vitellino è si fatto di tutto perché il parto fosse il più tempestivo possibile)ma non cadiamo nello stereotipo della bella fattoria.La mucca non dovrebbe essere sfruttata ma per alcune economie povere come quella di montagna,l’allevamento rimane uno dei pochi sbocchi occupazionali che il territorio offre.Una volta era forse l’unico.

    1. Ciao Manu, intanto grazie! Per le mucche non posso che essere d’accordo con te! 🙂
      Anche io conosco tanti contadini che davvero rispettano moltissimo questi animali anche se ne prendono il latte (dividendolo col vitello s’intende)
      e non volevo certo giudicare loro. Come non giudicherei mai mia nonna per aver tirato il collo a delle galline. Il problema secondo me sta in chi oggi può scegliere diversamente ma sceglie comunque di incrementare realtà intensive e dannose (consumatori e produttori). Poi sull’etica ognuno fa i conti con la propria coscienza… e questo è un altro discorso. In ogni caso tutti quelli che si stanno prendendo cura della terra e di chi li abita in maniera rispettosa e sana io li stimo. Un abbraccio Elena

  9. Nel vostro articolo si definisce “cazzata” il fatto che le mucche, senza l’intervento dell’uomo, andrebbero in giro con mammelle grandi come mongolfiere. Ma siete sicuri che le “cazzate” non le dite voi? Voi state facendo del terrorismo alimentare, ognuno è libero di pensarla come crede, ma da questo a dire che il latte, le uova e quant’altro fanno male, queste sono le vere cazzate: da che mondo è mondo, questi alimenti sono sempre esistiti e non hanno mai ammazzato nessuno.

    1. Le posso garantire caro Piero che le mucche sopravviverebbero anche (e anche meglio) senza l’uomo 🙂 Su ciò che ammazza o non ammazza invece ha ragione: sulla propria salute ognuno è libero di fare come vuole e informarsi come meglio crede. Io, per esempio, sono grata al Dottor Franco Berrino per i suoi libri, i suoi studi, il suo lavoro decennale all’Istituto Nazionale dei Tumori e l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e la sua collaborazione al “Food, nutrition, physical activity and the prevention of cancer”, pubblicato nel 2007 dal World Cancer Research Fund. Mi hanno aperto gli occhi su molte cose.

    2. I terroristi sono gli attori del profitto imperante. Gli animali degli allevamenti intensivi ‘non esistono in natura’ sono stati selezionati per essere il più produttivi possibile a scapito di tutto il resto. Una vacca ‘da latte’ selezionata per produrre 10 volte più latte di quanto sarebbe necessario al suo vitello è chiaro che se non viene munta soffre, ma quella vacca non dovrebbe esistere. Un altro esempio: i polli ‘da carne’ spesso non riescono ad arrivare alle sei settimane previste in media per la macellazione a causa delle deformazioni causate dal peso del proprio petto; le galline ovaiole sono costrette a vivere in condizioni del tutto inaturali, igenicamente deplorevoli, mutilate e spesso malate vengono mandate al macello (fine della sofferenza) appena la produzione cala, ossia massimo 2anni (anziché 10 di una gallina libera).. i pulcini maschi inutili all’industria vengono tritturati vivi e così via..
      Questa è la realtà oggi, molto diversa da quella vissuta dai mostri nonni che non avevano grandi alternative e che certamente facevano vivere in modo molto più vicino ad una condizione naturale gli animali che loro stessi spesso uccidevano (coerenza). L’offerta alimentare oggi era inimmaginabile solo 40 anni fa. Ce n’è per tutte le tasche, per tutti i gusti, anche e sempre più per chi per sensibilità etica animale, ambientale, sociale e aggiungerei per la propria salute fa una scelta vegana o si avvicini ad essa…
      Ognuno può fare la sua scelta consapevole e assumersi la responsabilità di dire che semplicemente che non vuole rinunciare a certi sapori piuttosto che arrovelarsi alla ricerca di giustificazioni inconsistenti.

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