Scusate, non chiamatemi ambientalista

Non chiamatemi ambientalista. Se lo fossi non farei tutto questo. Se fossi ambientalista, ma davvero ambientalista, continuerei a consumare, sprecare, sporcare e inquinare. E lo farei perché l’unica possibilità che ha questo pianeta di ritornare bello e sano è che noi ci estinguiamo. Allora sì che l’ambiente potrebbe risorgere e questo mondo rinascere.


Purtroppo per il pianeta invece sono più che altro… umanista. Credo che l’uomo si possa salvare. Non sempre, ma nei giorni di sole, buone compagnie e ottimismo, ci credo.

Credo nella dignità delle persone e nel loro valore, non di tutte, ma di tante. Credo nell’abilità di distinguere il giusto dallo sbagliato, o almeno nel tentativo di provarci. Credo in quelle qualità umane universali come l’empatia, la solidarietà, la fratellanza e – perché no? – la razionalità che ogni tanto si ha il piacere ancora di incontrare negli occhi di qualcuno.

Razionalità, dal latino ratio, «ragione», per la filosofia il principio di ogni conoscenza.

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.

Remember?!

Conoscenza: sostantivo, femminile, singolare. Ossia consapevolezza, comprensione dei fatti. E allora comprendiamoli questi fatti. Perché come ti giri ti giri sono i fatti a dirci che stiamo andando a sbattere.

In un mondo che affoga in un mare di falsi bisogni, consumi inutili, divergenze sociali, sprechi, scarti e indifferenza quanto poco basterebbe fare per salvarlo… per salvarci.

Salvare l’ambiente non significa altro che questo: salvare noi stessi, la nostra cosa e il nostro futuro. Non negarci la possibilità di una vita felice.

Farlo sarebbe semplicissimo: con un po’ di consapevolezza e un pizzico di razionalità scopriremmo che tanto dipende dalle nostre azioni. Che tanto possiamo fare mettendo in discussione le nostre abitudini. Capiremmo magari che la maggior parte delle cose che acquistiamo sono inutili e dannose per il pianeta. Che rinunciarvi non è una rinuncia e che basterebbe questo per cambiare un po’ – un po’ tanto – le cose.

Per noi stessi, prima che per l’ambiente. Per il nostro star bene, prima che per quello degli altri. Ma questo ovviamente è il piano B. Quello ottimista. Quello che sto provando a percorre in questi anni. Il piano A è più veloce, risolutivo e davvero ambientalista.

Ps. Il post è ironico e nessun ambientalista è stato maltrattato per scriverlo.

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Elena

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