Senza supermercato: 10 consigli per una spesa consapevole

Senza supermercato: 10 consigli utili per una spesa più consapevole… testati uno per uno e garantiti da chi li mette in pratica tutti i giorni!

 terranuova

Queste mese è uscito sul mensile Terra Nuova un articolo in cui si parla della mia scelta di vivere senza supermercato. Tra le tante domande mi è stato chiesto di fare una lista di 10 consigli da dare a chi vorrebbe provare a fare una spesa più consapevole e sostenibile.

Eccoli! 10 suggerimenti nati dalla mia esperienza. Ovvio, non pensiate si tratti di leggi universali, formulette magiche o verità assolute… Solo qualche input, a cui magari – se ritenete – dare seguito.

  1. Mettiamo in discussione le nostre abitudini: basta con le frasi del tipo “è sempre stato così” e “così fan tutti”. Se percepiamo quel tintinnio che ci dice che qualcosa non va, la prima cosa da fare è aprire la nostra mente, drizzare le antenne e iniziare a dubitare. La seconda cosa è agire. Le nostre azioni influiscono sul nostro benessere e su quello del pianeta. Prendiamoci ogni giorno le nostre responsabilità e iniziamo a dare il giusto valore agli acquisti che facciamo.
  2. Impariamo a leggere l’etichetta: quelle parole troppo piccole, illeggibili, sono la vera chiave di volta. Lì non c’è tutto ma c’è tanto di quello che dovremmo sapere. E se l’etichetta è lunga, se è piena di sigle strane e nomi incomprensibili, o se i nomi si conoscono e non lasciano intendere nulla di buono, ecco… riponiamo la merce in questione e andiamo oltre. C’è sicuramente un’alternativa più semplice, sostenibile e salutare. E se non c’è, di certo esiste il modo di autoprodurla.
  3. Boicottiamo le marche e i prodotti che non rispettano l’ambiente, i lavoratori e i consumatori: i prodotti che arrivano da zone in cui non sono garantiti i diritti dei lavoratori e i prodotti che nascondono le proprie origini, o che hanno percorso migliaia di chilometri prima di arrivare a noi, il cibo spazzatura, la frutta e la verdura fuori stagione e quella coltivata con pesticidi, le merci con molti imballaggi e quelle supportate da pubblicità ingannevoli.
  4. Riduciamo o eliminiamo i derivati animali e soprattutto quelli provenienti da allevamenti intensivi (una delle piaghe ambientali, sanitarie ed etiche più grandi dei nostri tempi).
  5. Autoproduciamo: per generazioni e generazioni l’umanità è andata avanti grazie all’arte del saper fare. Un’arte che oggi è stata sostituita dalla molto meno nobile pratica del comprare. Bene, è arrivato il momento di riappropriarci delle nostre abilità. Autoprodurre, riparare, riciclare, creare, sono sinonimi di indipendenza e libertà, oltre che di responsabilità.
  6. Privilegiamo le materie prime e i prodotti sfusi: ormai sempre più negozi hanno distributori alla spina e offrono la possibilità di riutilizzare i contenitori.
  7. Scegliamo la filiera corta e il contatto diretto coi produttori. Instauriamo rapporti di fiducia e guardiamoci in faccia. La filiera corta permette di ammortizzare i costi economici e ambientali del trasporto e dello stoccaggio, ma è soprattutto un modo per sapere da dove arrivano i prodotti che acquistiamo e a chi vanno a finire i nostri soldi;
  8. Compriamo biologico. Che non significa necessariamente scegliere il bio certificato (quello, per intenderci, che al supermercato ha un reparto apposito, una confezione ultra chic e che di solito costa il triplo, non tanto per la qualità ma per pagare intermediari, imballaggi e garanzie). Grazie alla filiera corta, ai Gas, agli spacci contadini e ai mercati, il biologico oggi può essere alla portata di chiunque: sporco di terra, con una lumachina attaccata o dentro una cassetta riciclata. Buono, sano e con un prezzo congruo, in grado di restituire dignità al lavoro di chi lo produce.
  9. Pensiamo al nostro benessere: apriamo gli occhi e smettiamola di pensare che tutto ciò che è buono o fa male o fa ingrassare o è illegale. Non è così! Noi stessi siamo i primi artefici di come stiamo: se adottiamo pratiche sane e buone (davvero buone!) il nostro corpo e la nostra mente ce ne saranno grati. Liberiamoci dai falsi bisogni indotti da marketing e pubblicità, torniamo ad ascoltarci e a scegliere ciò che ci fa stare (davvero!) bene.
  10. Riscopriamo il senso di comunità. In una società basata sul consumismo e sull’individualismo, ristabilire legami tra le persone, conoscersi direttamente, far parte di gruppi d’acquisto, incontrare i produttori, ricominciare a fare e a scambiare cose e conoscenze, può essere davvero appagante, utile, rivoluzionario.

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Su Terra Nuova di questo mese il decalogo del consumatore consapevole e tanti altri consigli utili 🙂

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Storia felice di una ex consumatrice inconsapevole
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Elena

4 Comments

  1. Salve mi chiamo paolo: Non riesco a capire..ma se io vado dall “agricoltore a conprare ,lui mi fa il prezzo di mercato ..si vinco sulla qualita ma cosa risparmio anche se ho una famiglia numerosa e sono sempre riuscito a gestire bene tutto.

  2. Buongiorno, sono Alessandro, in merito all’interessante articolo su Terra Nuova, avevo una domanda sul deodorante che consiglia di fare con bicarbonato, amido di mais e tea tree. Immagino si applichi come un talco sulla pelle… Non pregiudica così la traspirazione? e comunque, per l’utilizzo ci sono dosatori apposta?

    • Ciao Alessandro, sì, lo uso come talco e no, per ora nessun problema né da parte mia (che lo uso da due anni) né da parte di chi lo usa da più tempo. Però non ti posso dare certezze, si tratta di esperienza personale, nulla più… anche se, una volta imparato a leggere l’inci dei deodoranti tradizionali, direi che non c’è paragone!!! Tutta la vita amido e bicarbonato! E’ decisamente il rischio minore!!! 😉

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