Tatawelo: il caffè che avvicina chi lo fa con chi lo beve

Lungo, corto, ristretto, macchiato caldo, macchiato freddo, in vetro, in tazza grande, corretto, shakerato…  chi dice che 10 italiani siano in grado di prendere 10 caffè diversi ha assolutamente ragione. Ma c’è una cosa che acocmuna tutti quei 10 caffè: l’insostenibilità della filiera che si nasconde dietro.

Quella del caffè è una delle filiere più sporche che esistano: schiavitù, miseria e povertà da centinaia di anni la fanno da padrone. Ancora oggi. come in epoca coloniale, il destino di piccoli agricoltori, braccianti e contadini è drammatico: l’espropriazione delle terre, i metodi di coltivazione sempre più intensivi, l’irrorazione dei campi con agenti chimici, pesticidi e fertilizzanti, il monopolio  della produzione, trasformazione e distribuzione in mano a poche multinazionali fanno sì che lo sfruttamento e i maltrattamenti siano tutt’ora prassi tristemente accettata.

Anche perché a deciderne il prezzo della materia prima non sono le comunità di coltivatori ma le fluttuazioni delle borse mondiali. Proprio così: il caffè è tra i prodotti più scambiati in borsa, in balia dell’andamento del mercato e della speculazione finanziaria. Questo significa repentine oscillazioni del prezzo e costi della manodopera estremamente bassi. Tanto che alla fine, complici i molti intermediari, il produttore guadagna solo il 3 per cento del prezzo finale per un chilogrammo di caffè, quando va bene.

Per tutti questi motivi il caffè è stato il primo prodotto ad essere certificato come prodotto equo e solidale e tutt’oggi è uno dei simboli della sfida al mercato globale. 

Tagliando i vari passaggi della filiera, il commercio solidale riesce a riconoscere al produttore ben il 47 per cento, assicurando al contempo al consumatore maggiore qualità. Proprio così. Il caffè equosolidale arriva infatti da coltivazioni biologiche e attente all’ambiente e, nel caso del decaffeinato, utilizza per il processo di estrazione della caffeina un metodo a vapore acqueo, senza solventi.

In quest’ottica nel 2003 nasce anche Tatawelo, un progetto che unisce diverse organizzazioni dell’economia solidale italiana con alcune comunità indigene zapatiste del Chiapas (Messico), da anni in lotta per l’affermazione del diritto a vivere dignitosamente sulle proprie terre e secondo la propria cultura, nel raggiungimento di una reale autonomia, e nella creazione di condizioni per uno sviluppo sostenibile.

Per sostenere queste realtà tanti Gruppi d’Acquisto Solidale, organizzazioni e cittadini s’impegnano a prefinanziare la produzione evitando così che i piccoli produttori siano costretti a vendere sottocosto a grandi multinazionali o a ricorrere ai classici meccanismi di indebitamento (con prestiti a tassi d’usura) per portare avanti il raccolto.

Attraverso il prefinanziamento è possibile prenotare una certa quantità di caffè, acquistandolo ad uno sconto del 25%, mettendo così a disposizione dei produttori di caffè le risorse necessarie al loro sostentamento, e all’Associazione Tatawelo la possibilità di continuare la propria attività a favore della loro autonomia gestionale ed economica. Il caffè, prenotato e pagato al momento dell’ordine, sarà consegnato ai prefinanzianti nell’estate 2018.

Sì, c’è un po’ d’aspettare, ma ne vale la pena! Il caffè è buonissimo e basta comprarlo una volta epr avere la scorta di un anno. Il costo è assolutamente onesto e il valore di quello che c’è dietro è enorme: una filiera trasparente che collega produttori del Sud del Mondo ai consumatori del Nord, in una rete di solidarietà, fiducia e rispetto. Ce n’è tanto bisogno. E fidatevi, gustare un caffè che profuma di giustizia, dignità, uguaglianza e autonomia ha tutt’altro sapore.

Per aderire alla campagna di prefinanziamento o avere maggiori informazioni visitate il sito: tatawelo.it

Per chi fosse interessato domenica 4 marzo alle ore 14:30 avrò il piacere di presentare Vivere senza Supermercato all’EcoSolPop in occasione di Caffè corretto! Una giornata imperdibile dall’inizio alla fine!

Si comincia con la COLAZIONE ZAPATISTA: degusteremo il caffè dei piccoli produttori indigeni zapatisti del nord del Chiapas, distribuito dall’Associazione Tatawelo APS. Sarà occasione per conoscere il progetto e dare il via al prefinanziamento 2018. Durante tutta la giornata troverete i banchi di produttori a filiera corta, artigiane e artigiani del riuso/riciclo, laboratori per i più piccoli…

Maggiori informazioni le trovate QUI

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2 Comments

  1. Interessante. Potete inviarmi maggiori informazioni? (Tipo: indirizzi, attività, ecc.)
    Grazie e a leggervi.
    Graziano Rosponi
    via Gran Sasso, 1
    24020 Gorle BG

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