Torelli, Food ReLOVution e quel LOV che fa la differenza

Food ReLOVution è un documentario che tutti dovrebbero vedere, perché ha davvero la capacità di invitare chi guarda a riflettere sulle conseguenze delle proprie scelte alimentari. Conseguenze sanitarie, ambientali e sociali: le vedi lì, tutte insieme in poco più di un’ora e alla fine inevitabilmente ti chiedi se ne vale la pena. Per la mia gola… per arricchire qualche multinazionale… per il lavaggio del cervello che ci hanno fatto… davvero vale la pena di essere complici di tutto questo? Comunque non volevo parlarvi di questo. Se qualcuno vuole vedere il documentario lo trova qui.

Io l’ho rivisto ieri al Millepiani di Garbatella. Non era la prima volta, ma per la prima volta ho avuto il piacere di ascoltare la storia di questo documentario da chi lo ha ideato e girato. Tra le varie cose Thomas Torelli ci ha raccontato un aneddoto davvero particolare, che mi ha fatto molto riflettere. Il titolo del docufilm Food ReLOVution (a mio parere uno dei titoli più belli che siano stati mai fatti) non era il titolo originale del progetto che in realtà si sarebbe dovuto chiamare Serial Killer!

Il motivo è presto detto: il nostro modo di mangiare ci sta uccidendo, sta sterminando gli animali e devastando il pianeta. Siamo degli assassini… ok, è vero! Ma che angoscia! Se questo fosse stato il titolo il film molto probabilmente sarebbe stato visto esclusivamente da chi ha già compiuto una scelta alimentare alternativa. D’altronde, quanti sceglierebbero di prendersi un paio d’ore per essere giudicati e colpevolizzati per quello che hanno mangiato a pranzo?! Pochi, pochissimi.

E invece – ci ha raccontato il regista Thomas Torelli – il documentario doveva essere inclusivo e condiviso, visto da più persone possibili. Non un dito puntato in faccia a qualcuno, ma una mano tesa verso qualcuno… e il nuovo titolo è proprio questo: un invito a conoscere, una richiesta di confronto. Food ReLOVution parla del potere rivoluzionario del cibo, ma mette l’accento su quella parolina – LOV – che rende la rivoluzione una rivoluzione di pace e di amore. È un concetto davvero positivo: implica compassione ed empatia oltre che cambiamento. Thomas lo spiega benissimo, perché lui stesso ha vissuto questa metamorfosi. E nel suo percorso mi sono ritrovata tanto anch’io.

Quando ho cominciato a informarmi sulle conseguenze della mia alimentazione mi sono arrabbiata un sacco e ho iniziato a discutere con tutti. Mi sentivo tradita e ingannata. Per una vita avevo ingurgitato prodotti dannosi per la mia salute, frutto di sfruttamento umano, animale e ambientale: com’era possibile che nessuno mi avesse detto niente prima? Il concetto di impronta ecologica, la realtà degli allevamenti intensivi, il land grabbing, le conseguenze sanitarie dell’alimentazione… non sapevo praticamente nulla! E ora che lo sapevo, perché non venivo ascoltata? Anzi, al contrario, venivo screditata!

Mi accusavano di essere diventata intransigente e di aver subito un lavaggio del cervello. In realtà a farmi riconsiderare la mia alimentazione non erano stati autori vegani. Tutt’altro. Tra i libri che più mi hanno portato a eliminare i derivati animali ci sono Il Cibo dell’Uomo del dottor Franco Berrino, Grassi Dolci Salati del premio Pulitzer Michael Moss, Prepariamoci dello scienziato Luca Mercalli, In difesa del cibo del professor Michael Pollan, e tante, ma tante, puntate di Report.

Ma poco importava. Perché se sbagli le parole con cui comunichi, crei dei muri invece che ponti. E così anche il messaggio più buono non riesce a passare. Le parole – come dice il grande Nanni Moretti – sono importanti! Chi parla male, pensa male e vive male. Insomma, non si può parlare di pace, compassione e umanità trasmettendo rabbia, astio e odio.

Quando ho riflettuto su questo la mia vita ha preso una piega diversa. Ho capito che non devo imporre niente a nessuno. Neanche a me stessa. L’unico modo per provare a diffondere quello che avevo scoperto (e che mi aveva segnata così tanto) era agire in prima persona e farlo con il sorriso. Il mondo cambia con il tuo esempio non con la tua opinione, per dirla alla Coelho. Perché, diciamocelo, nessuno è portato a seguire l’esempio di gente triste o arrabbiata. Grazie a questa nuova filosofia tutto è diventato più facile: persino vivere senza supermercato si è trasformato in un gioco e in un’esperienza meravigliosa e arricchente (anche per il mio compagno che niente ne voleva sapere!).

Certo, mi sono anche concessa alcuni compromessi, e questo per alcuni può sembrare ipocrisia. Va bene. Se serve l’ipocrisia a riconciliarmi con il mondo, con i miei amici e la mia famiglia, mi va bene. Da sei anni non mangio carne e questa è l’unica cosa su cui non transigo. Per il resto, sebbene la mia spesa non comprende molti derivati animali, quando vado fuori mi adeguo. Intanto la mia tavola da campo di battaglia è tornata ad essere luogo di convivialità e armonia. Anche quando la si pensa diversamente! E la mia cucina – tacitamente vegana – è apprezzata da chiunque. Perché è fatta con amore! Una parola che sta bene su tutto, come il prezzemolo.

 

Il Cibo dell'Uomo
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Food ReLOVution
Quello che mangiamo può fare la differenza

In Difesa del Cibo

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